Eravamo rimasti al concetto per il quale il troppo pensare crea un cortocircuito di pensieri in un turbinio di contorti e futili machiavellismi fine a se stessi. E fin qui nulla di nuovo. E quindi?

La soluzione parrebbe semplice: non pensare. Chiaramente non si tratterebbe di una vera soluzione, ma soprattutto sarebbe una ipotesi impraticabile. Come non pensare all’elefante.

Provate a stare seduti, in silenzio e ad occhi chiusi per cinque minuti senza pensare all’elefante. Provate.

Se ci siete riusciti è perché vi siete addormentati.

È impossibile imporsi di non pensare o di non pensare a qualcosa in particolare, soprattutto quando il soggetto da escludere è stato esplicitato. Ne si deduce il fatto che, non potendo essere controllato, il pensiero va ammaestrato con l’astuzia.

Il pensiero è in genere alquanto infantile. Dunque capriccioso, egocentrico, presuntuoso ed estremamente abitudinario, terrorizzato dalla novità. Io non sono padre ma posso intuire che se dovessi allontanare un bimbo con queste caratteristiche da un gioco pericoloso non mi affiderei certo alla dialettica, alla analisi scientifica causa-effetto e nemmeno alla cinghia. Più probabilmente mi ficcherei uno scolapasta in testa, due tovaglioli di carta nelle narici e con la lingua di fuori farei tutte le smorfie di cui i miei muscoli facciali sono capaci, saltellando come un babbeo lontano dall’oggetto pericoloso (sia esso una presa di corrente, una testata nucleare o La Russa).

Spostare l’attenzione del pensiero per liberarci dai suoi lacci e lacciuoli. Farlo è semplice come fare cose sceme nei momenti meno opportuni. Liberarsi dal giogo della mente implica il fare cose nuove, impensabili, improbabili. Stupire se stessi e lanciarsi in situazioni imbarazzanti ed assurde. Uscire dall’ovvio e dal conosciuto. Non tanto per ottenere un effetto o raggiungere uno scopo, ma per il semplice fatto che “una cosa del genere io non la farei mai”. E perciò, aggiungo io, va fatta. Giusto per scoprire se quell’io che non la farebbe mai è me o solo quello che credo, voglio, o temo di essere. O di essere stato.

L’assurdo, però, non è l’unico modo per sorprendere il pensiero e interrompere il suo meccanismo di sottile predominio. Ve ne sono diversi altri, ma una menzione speciale va fatta per la felicità. Felicità, allegrezza e gioia riempiono lo spirito e scollegano il pensiero. Ecco perché quando siamo eccitati facciamo spesso cose di cui ci stupiamo, cose che non sono “da noi”. La gioia è bella non solo nel momento in cui viene vissuta, ma anche per il benefico effetto di distacco dalla mente giudicante e capricciosa. Gioia di cui abbiamo una immagine di repertorio:

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