Questa sera ho buttato un libro nella stufa.

Un libro di quelli con la copertina rigida, il copri-copertina a colori in carta plastificata. Il fondo della stufa era vivido di pulsante ed affamata brace incandescente.

L’ho fatto con curiosità ed eccitazione, non avevo mai gettato un libro alle fiamme. È stato liberatorio e un po blasfemo. Però il libro era di Paolo Villaggio, quindi mi perdonerete.

Ho tenuto aperto lo sportello della stufa in maiolica – posta nell’angolo nord-est del salotto, affianco al divano – per poter assistere alla trasformazione di quell’oggetto inutilmente accatastato nella mia libreria da un tempo sufficiente a farmi dimenticare il mittente di quel inappropriato regalo.

La faccia di Fantozzi, abilmente sovrapposta al corpo calmo e composto della Monna Lisa, ha cominciato a friggere e ricoprirsi di neri ed insalubri bubboni, ma solo il tempo sufficiente alle fiamme per avvolgere l’intero volume e cominciare a cibarsene.

La cultura non è solo cibo per l’anima.

Mentre scrivo il libro ha quasi del tutto perso la sua forma originaria, il fuoco lentamente ma ineluttabilmente divora millimetro per millimetro i bordi esterni delle pagine, trasformando in calore ogni materiale utile e in cenere tutto il resto. Ben poco.

Sono sicuro che molti di voi ci abbiano già riflettuto, ma vale la pena scriverne, secondo me: il fuoco vive. È un essere vivente a tutti gli effetti. Si nutre, si riproduce, necessita di ossigeno.

Ciò che, per definizione scientifica, lo distingue dagli esseri viventi è l’assenza di un patrimonio genetico proprio. Non rispetta quindi una delle regole cardine della biologia: non possiede capacità evolutiva, cioè non può variare la propria struttura anatomica e fisiologica mediante nuove combinazioni genomiche.

E tutto questo partorito dalla lettura di quattro righe in croce di Wikipedia condite con un po di supercazzole a spruzzo seguendo l’efficace metodo internettiano Allacazzo©.

Comunque, assumendo che quanto detto fin’ora sia ipoteticamente plausibile – cosa che non abbiamo motivo di credere – si può sostenere che il Fuoco non possa evolversi oltre. Proseguendo questo sragionamento assurdo e francamente risibile, potremmo domandarci qual cosa, nell’Universo, sia privo di spazio evolutivo. Di primo acchito, senza alcun tipo di competenza nel campo della fisica, della quantistica, della matematica, della biologia e delle regole base del curling, mi spingerei a dire: nulla. Empiricamente posso affermare che, idealmente, ogni cosa presente nell’Universo, proprio per il fatto di esserne parte, evolve.

Evolve dunque anche il Fuoco? Questa domanda forse fa parte di quelle infinite questioni che l’Uomo da sempre si pone per darsi un tono. Forse il Fuoco è fuori dalle regole universali legate allo sviluppo evolutivo in quanto esso è un mezzo, uno strumento per l’evoluzione dell’Universo stesso. Forse è una espressione dell’evoluzione. Un effetto o una causa, forse entrambi.

D’altronde il Fuoco è energia, è trasformazione della materia in forza cinetica. Qualcosa che non può evolvere trascende la natura stessa. Qualcosa che non può evolvere forse ha raggiunto l’apice della propria crescita biologica e chimica. È vero che l’evoluzione non è per forza sinonimo di miglioramento, ma è anche vero che la Natura si sviluppa sempre per adattarsi meglio all’ambiente e quindi, in definitiva, a perfezionarsi.

A questo punti ci si potrebbe lanciare in un’altra affermazione – a questo punto tutto è lecito, chissene – e  quindi: qualcosa che non necessita di evoluzione, e quindi di perfezionamento, è già perfetto.

Il Fuoco è quindi perfetto?

L’iconografia e la simbologia religiosa, ma anche quella “laica”, attribuiscono da sempre al Fuoco il potere di purificazione. E la purificazione cos’è se non la separazione di quello che è essenziale da ciò che non lo è? E questo procedimento non lo si potrebbe forse chiamare “perfezionamento”?

Ora si può affermare, senza troppi tentennamenti, che con un po’ di dialettica e lo sconsiderato uso di figure retoriche, ho definito il Fuoco come una creatura perfetta, la quale assolve il compito di far trascendere ad uno stadio evolutivo superiore l’intero Universo.

Ora Nerone assume una luce del tutto diversa. Non solo, il libro di Villaggio ha decisamente compiuto un balzo in avanti sulla scala evolutiva di questo piano esistenziale.

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Qui sopra: l’emozionante momento in cui uno scadente cumulo informe di caratteri tipografici ascende ad uno stato di consapevolezza superiore.

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