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La linea gialla non è quella rossa né quella bianca.

Linee gialle sono quello di cui la società e il nostro intimo avrebbero bisogno. Non le bianche, assenti di ritmi e di regole e quindi di fatto inesistenti. Non quelle rosse, rigidamente inviolabili e tanto ferree da essere prive ogni autorevolezza.

Col compagno FF è sempre facile discorrere sui sentieri che solcano i territori di confine tra l’astratto ed il pragmatico. Divagare in visioni così realiste da lambire le coste agitate e quiete dell’infinito oceano dell’assurdo. Lasciarsi andare allo scherzo e alla fantasia più estrema tanto da concretizzare la più solida, ferma e disarmante serietà.

In una tersa, soleggiata, fredda giornata invernale di maggio, turisti a Milano, ci siamo fatti canali di ordinarie ed in-aspettate illuminazioni intorno alla linea gialla.

La linea gialla, tracciata sull’asfalto o composta sul lastricato dei binari alla stazione, ha le sue regole. Non è invalicabile ma non è nemmeno oltrepassabile a propria completa discrezione.

Se paragonata alle varie altre linee disegnate in terra dall’uomo, quello giallo è il confine che più ricorda le leggi della natura, le quali non sono quasi mai inviolabili, ma al contrario quasi sempre dotate di eccezioni, di proprie norme, di tempi, di modi.

Il parcheggio giallo non è vietato, se il mezzo è di un disabile, se la vettura è istituzionale, se l’auto è di pubblico servizio, se adoperato per il solo carico-scarico merci. Il confine sul binario non è oltrepassabile quando il treno non è sul binario e finché questo non è completamente fermo, ma quando le porte si aprono è necessario valicarlo se non si vuole rimanere per sempre nel limbo delle partenze-arrivi.

Il divieto è evidente, il permesso è implicito

Il divieto è evidente, il permesso è implicito

Le leggi della natura sono così d’altronde. Non sono NO, e neanche SÌ.

La natura è scandita da ritmi e maree che regolano i propri principi, che a volte sembrano inviolabili, altre volte totalmente asserviti alla volontà umana, altre volte del tutto oscuri ed ignoti.

Il nostro piccolo e sordo mondo è solcato da una fitta trama di futili tracce bianche, rosse, blu. SÌ, NO, NO, SÌ, A TUA DISCREZIONE.

Si vogliono semplificare le regole, forse per comodità, forse per astuzia. A forza di semplificare un disegno si otterrà sempre lo stesso risultato: una macchia informe alla quale ognuno può dare il significato che più gli è congegnale. Chiedetelo agli psicoanalisti.

Tante piccole regole servono ad adattare la regolamentazione ad ogni singola situazione. A forza di tagliare dei ceci in parti sempre più sottili si ottiene sempre lo stesso risultato: una poltiglia ocra ed inservibile priva di consistenza. Chiedetelo ai vegani.

Ed è così che le varie tracce che sporcano l’asfalto, da quelle più antiche e logore a quelle più fresche ed ancora umide, si trasformano in un muto ma fin troppo conosciuto ed eloquente FÀ COME TI PARE, FÀ COME TI PARE, FÀ UN PO’ COME VUOI.

Avremmo bisogno di meno regole ferree e meno suggerimenti blandi e più regole chiare e scandite dai flussi e regolate dai venti. Meno imposizioni dogmatiche e ipocrite panacee autoindulgenti e più conoscenza dei propri ritmi e delle norme che regolano la natura e le sue linee gialle.

Cancelliamo dal nostro porfido, dalle strade e dalle piazze del nostro animo i caotici geroglifici bianchi, blu e rossi, che ci ritroviamo addosso senza poterne comprendere i contraddittori, anacronistici, innaturali ed artificiosi messaggi e regole e dogmi e leggi. Sotto di essi, lo so, potremo identificare gli antichi segni, atavici e radi resti delle essenziali ed innate regole che la natura ci suggerisce. Come suggerisce al fiore di sbocciare in maggio. Come regola il calore delle lupe. Come orchestra il ciclo dell’acqua.

Riemerse quelle linee primitive, giallo opaco, non sarà più necessario ripassarle di giallo per timore di non notarle, oltrepassarle al momento sbagliato, per timore d’essere privo di indicazioni in un mondo sconosciuto, giacché un corpo ripulito dalle macchie di vernice aliena rivela subito il suo colore naturale. Un cane liberato dalla gabbia ritrova da sé la strada di casa. Un organismo sano sa come funzionare senza che gli venga insegnato. Quando l’occhio smette di fissare il dito, rimane per sempre abbagliato ed ammaliato dalla fulgidità della luna.

Non badiamo agli scarabocchi convulsi sovrapposti alle intuizioni innate, seguiamo la nostra linea gialla.

SAMSUNG

Buona linea gialla a tutti

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