Subito dopo mi ricordo che dovrei cercare di essere meno incontinente; provare a non vomitare pensieri e sensazioni come un bulimico.

Durante però penso solo a lasciare andare gli sfinteri e riversare parole composte in frasi indigeste. È giusto così, penso, chi legge capirà. E se non capirà non merita la mia attenzione.

Poi emergono i dubbi quando il risultato ottenuto mostra inequivocabile diniego, lapidario dissenso, lapalissiano vuoto. I discorsi espressi assumono allora il significato di sale grosso, gettato a volontà sulla nuda terra della fertilità emotiva.

Ma una certezza riprende ad urlare, distante, che in fondo è giusto così; non appare però più così convincente ora, di fronte all’evidenza dei risultati.

Il sole non uccide solo a causa della propria assenza ma anche all’opposto, per la sua insostenibile intensità. Uccide ogni possibilità di vita con la sua accecante sincerità.

Troppo o nulla il risultato è lo stesso, nessuna speranza di vita.

Tant’è.

Un’altra “prova” che mi permetterà di continuare a crogiolarmi nella patetica convinzione di essere così splendente da risultare intollerante per l’insulso omuncolo comune. Ed in questa convinzione arroccarmi ed avvizzire, come un seme di abete su di uno scoglio.

Aiuto. Mi sono bloccato. Sono in un circolo vizioso. Sono socio. So-cio.

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