Quest’oggi s’inaugura una nuova rubrica (naturalmente aggiornata senza alcuna regolarità ed in totale balia del mio umore ballerino). Qui vorrei condividere scoperte e riscoperte musicali. Gente sconosciuta e mostri sacri senza dimenticare mediocrità con qualcosa da dire.

Con piacere inizio parlandovi di Oh Land.

Nanna Øland Fabricius, questa splendida giovane danese (1985), mi ha fatto letteralmente cadere in amore. Prima ancora di conoscerne l’aspetto!

Nasce a Copenaghen. Ballerina, una promessa della danza classica, la sua passione fin da bambina. A causa di un incidente subisce una frattura spinale che mette fine alla sua promettente carriera ad un passo dall’ingresso nel corpo di ballo Reale della Danimarca.

Dopo alcuni anni rinasce come cantautrice, e quello che ne esce fuori, signori, è qualcosa di poetico.

Gli “esperti” etichettano il suo genere come electropop, per me è un po’ magia e un po’ sogno fantasy-hightech. Forse sono gay.
I primi due album (Fauna del 2008 e Oh Land del 2011) sono un piacevole miscuglio di originalità classicheggiante. Ingegnoso uso di basi elettroniche, campionamenti dei suoni della natura, panorami bambineschi.

Vorrei obbligarvi ad ascoltare con attenzione, partecipazione e trasporto parecchi pezzi, invece ve ne suggerirò democraticamente solo alcuni: cominciando dal primo pubblicato in assoluto Numb (prima traccia del primo disco), fino a Heavy Eyes passando per White Nights e Audition Day.

Per i mentecatti: cliccate sui titoli delle canzoni per averne un assaggio. Hanno un colore diverso, vedete? Inoltre sono sottolineati. Si chiamano link. O collegamenti ipertestuali se arrivate direttamente dagli anni ’90.

Tornando agli Oh Land posso consigliarvi senza esitazione di saltare del tutto l’ascolto dell’ultimo disco, Wish Bone (2013), che manca secondo me dell’audace mix di originalità, ritmiche e melodie azzeccate che invece rendono notevoli i lavori precedenti.

Sono personalmente molto attratto dalla voce femminile, e questa ragazza riesce a catturarmi. Ventinovenne, ex ballerina di danza classica, spontanea cantautrice e voce angelica. Era il caso di essere anche così genuinamente bella?

Oh Land

Se è vero che dal vivo (almeno per quanto è possibile trovare online) gli Oh Land non spiccano come intensità della performance, è altrettanto vero che danno il loro meglio come musica da camera, prestandosi a più ascolti per poterne cogliere l’atmosfera e le sfumature.

Il seguente brano chiude questa vetrina su di un artista di nicchia che credo meriti di avere una chance. Una canzone che a volte riesce a toccarmi fino a commuovermi: i desideri infranti di una giovanissima ballerina che non potrà danzare mai più ma che non smette di sognare.

Posso sposarti?

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