Stronzo come stile di vita, sbronzo come palliativo.

Non so perché scrivo certe cose. Forse per liberarmi del senso di colpa, forse per giustificarmi per quello che sono, forse per mettere in ridicolo me stesso cercando accettazione, forse per dipingere la mia falsa autoironia come coscienza illuminata.

I miei lati oscuri forse dovrebbero rimanere tali. Come il seme di granturco ha bisogno del buio e dell’oscurità della terra – della sua protezione – per poter germogliare, per emergere dalla superficie soltanto dopo aver acquisito la forza e la resistenza sufficienti per sopravvivere alla purezza della luce solare.
In questo senso spiattellare a chiunque le mie imperfezioni forse ha l’effetto di imprimerle per sempre su di me, come un rullino fotografico srotolato in pieno giorno. Come un tatuaggio sulla fronte del proprio segreto più profondo e spiacevole.

Forse invece portare a galla il proprio fondo limaccioso può avere un effetto benefico. Forse aiuta il non fossilizzarsi di preconcetti e autoconvinzioni. Forse permette di conoscere un po’ meglio se stessi, perché qualcosa non la conosci davvero finché non la sai spiegare bene a qualcuno.

Ed eccomi a cercare di spiegarmi a te. E a me.

Provo una intolleranza fisica per la falsità. Certo, a chi piace la falsità? Per me però falsità è soprattutto buone maniere.
Eccessivi salamelecchi, pompose prosopopee, sorrisi di labbra, gentilezze mielose e sproporzionate.

Questo però potrebbe semplicemente essere l’opinione di un maleducato ed arrogante presuntuoso.

Non fraintendetemi, anche i modi hanno la loro importanza. Sono il primo a sostenere che l’aspetto è fondamentale, e l’estetica di un discorso è proprio la sua forma. Ma se è vero che la bellezza di una ragazza, di un ambiente, di un panorama predispongono positivamente, per me è spesso vero il contrario riguardo gli atteggiamenti esageratamente accondiscendenti, le carinerie stonate. Concordo che si possa essere gentili in un modo genuino ma non è di quei rari casi di cui voglio discutere.

Voglio discutere di chi farcisce sistematicamente i propri comportamenti di trucchi tanto posticci da risultare urticanti. Ovviamente esistono molteplici sfumature di ipocrisia, così come esistono pessimi attori e caratteristi di straordinario talento.

Un cesso abnorme truccato e vestito da supermodel ha il solo effetto di far arricciare il naso per il disgusto. Le cose andrebbero presentate per quelle che sono: l’estetica deve essere capace di esaltare le caratteristiche di un soggetto, non di distorcerne l’essenza.
Il marketing dev’essere illuminato.

Proseguo con queste irritanti metafore.

Apprezzo il lavoro del tanatoestetista: dare l’estremo saluto al proprio caro evitando di dover distogliere lo sguardo dal volto tumefatto e marcescente è una cosa buona. Questo non significa che posizionerei il rigido cadavere imbellettato con me a tavola per la cena.
Stiamo pur sempre parlando di un grosso sacco di carne senza vita. Abbellito da make-up di buon gusto, ma comunque in putrefazione.

Se opportunamente decorata, una busa di vacca può assomigliare ad una torta al cacao, ma rimane un merdone di vacca. Potete accorgervene se vi avvicinate a sufficienza.

E rimanendo in tema, so che ho dei modi di merda. Come dicevo, questo articolo ha lo scopo di giustificare i miei comportamenti egoisti e irrispettosi.

“Meglio stronzi che falsi!”

Ma sono davvero le uniche due alternative? Non credo. Di certo sono le più comode, le più codarde.

Inoltre sia il falso che lo stronzo altro non fanno che esasperare un loro lato caratteriale del quale si sentono più sicuri per poter proteggere le proprie debolezze.
In pratica entrambi mascherano il loro caccone per dargli l’aspetto di qualcosa di gradevole. Nonostante i propri angoli caratteriali bui e maleodoranti entrambi cercano l’integrazione con gli altri: uno ingraziandoseli, l’altro inimicandoseli.

Farsi nemici ha la stessa funzione del farsi degli amici: trovare il proprio posto nel mondo. Accettazione.

Non siete d’accordo? Non capite un cazzo.

Scherzo, parliamone.

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