I sentimenti sono per me territorio inesplorato.

Quelle rare volte che mi ci avvicino è come sporgersi da un crepaccio in alta montagna, mi sento risucchiato di sotto. Come un pioniere si inoltra in una fitta foresta mai battuta dall’uomo, in ogni angolo buio, dietro ogni cespuglio, può nascondersi ogni genere di pericolo. Per quanto ne so persino gli spiriti malvagi raccontati nelle storie dai selvaggi che ne custodiscono gli impenetrabili misteri.

Perciò fortificare barriere ed allontanare i sentimenti diventa puro istinto di sopravvivenza, come coprirsi la testa in caduta libera. Li respingo ed evito con magistrale esperienza, per poi sentirli tornare alla carica, più dirompenti di prima, proprio quando pensavo di averli ammaestrati. E nel momento più inaspettato.

Con la guardia abbassata.

Se è vero che ci si conosce tanto più ci si mette in gioco ed è vero che mi sento forte della mia acutezza intellettuale, è altrettanto vero che non avendo mai vissuto appieno i sentimenti non so cosa essi siano davvero. Non appena qualcosa mi tocca – mi tocca davvero – vengo proiettato indietro nel tempo all’età di bambino, quando conquistare il mio cuore è semplice quanto il ferirlo, quando l’unico istinto è bisogno di accoglienza. Sono rimasto lì col cuore, il bimbo si è scisso continuando a crescere di testa sigillando ermeticamente tutto ciò che si trova al di sotto. Ok, anche il pisello è cresciuto da allora.

Quando precipito in quel cuore di bambino ogni parola, lezione, consapevolezza maturata fino a quel momento divengono utili quanto un salvagente in mezzo a quella stessa foresta tenebrosa nella quale mi sono addentrato.

E allora ogni punto fermo, ogni metodo appreso per orientarsi nell’esistenza assume l’utilità di una bussola su Giove.

I sentimenti cambiano tutto. Non si attengono alle regole, non si addomesticano con la forza, non si ingannano con la furbizia. Solo un animo privo di paura è padrone in quell’Universo, perché la paura e i sentimenti abitano la stessa casa ed hanno la stessa voce: dai ascolto all’uno e non comprenderai quello che dice l’altro. Come un Giano bifronte ti dicono le stesse cose ma con diverse intenzioni.

Allora devo imparare ad ascoltare la voce che non parla di dolore, che non parla di perdita, che non parla di pena: la paura non è sentimento, è negazione del sentimento per evitare una ipotesi di disfatta. Se il sentimento unisce, la paura scinde; se il sentimento avvicina, la paura allontana; se il sentimento innalza, la paura atterrisce.

Se un alito di vento ti scuote come una tempesta, come puoi sopravvivere ad un temporale estivo?

Temprarsi è necessario per imparare cosa siano i sentimenti, le reazioni che essi scatenano negli angoli più remoti del proprio essere. E temprarsi significa immergersi in essi, lasciarsi avvolgere dal loro tepore iniziale e venire scossi dai brividi che ne seguono. Ripetere l’operazione.

Una bella doccia svedese.

I sentimenti non possono essere domati né selezionati, solo accolti o rifiutati. In blocco. Rifiutarli significa non poterli mai apprezzare o disprezzare, accoglierli significa imparare a conoscerli. E soprattutto conoscersi.
E la conoscenza signori è tutto. Siamo qui per imparare, perché imparare è ciò che sappiamo fare meglio, in quanto esseri umani. E ve lo dice uno che non impara mai.

Come scrisse Gibran “ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante“, se la vela è fuori controllo la padronanza del timone è totalmente inutile: non si può apprendere l’uso dell’intelligenza ed essere in totale balia del cuore, o viceversa, si sarebbe innavigabili.

Quindi per imparare le ragioni del cuore è necessario lasciarsi andare, mantenendo ben saldo il timone verso la rotta. E soffrire, se è necessario. E lo è.

Ancora una volta Kahlil Gibran sa suggerirci poeticamente il perché:

“Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.
Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia; accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
E vegliereste sereni durante gli inverni del vostro dolore.
Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
È la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio. Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell’Invisibile, e la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.”

Un altra citazione, per concludere, è di Roberto Benigni. “Non abbiate paura di soffrire“.

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